Date: May 7, 2008
May 7, 2008
Budapest –
Tibetans and Tibet Support groups is going to organize a peaceful demonstration against Chinese Chairman of the Chinese People’s Political Consultative, Council Jia Qinglin, who is visiting Budapest on an official trip for four days from 7-10 of May. His party members are responsible for the recent violent crackdown in Tibet during the peaceful demonstration in entire of Tibet.
Rome, Italy -
Italian's all political parties’ united manifestation for Tibet held in Rome, jointly organized two journals; Il Riformista and Radio radicale.
http://www.radioradicale.it/scheda/249761/siamo-tutti-tibetani-free-tibet-free-china
"Siamo tutti tibetani"
E.S., 19 marzo 2008, 19:36
Cina-Tibet In Piazza Campo de' Fiori si danno appuntamento centinaia di persone per una manifestazione "no partisan", organizzata dal quotidiano "Il Riformista" e "Radio radicale", a sostegno della causa tibetana. Molti gli interventi di personalità politiche, nei quali si discute principalmente dell'eventuale boicottaggio alle prossime Olimpiadi di Pechino. La testimonianza di Sergio D'Elia
Tra i tanti a salire sul palco installato proprio al centro di Campo de' Fiori, al fianco della statua di Giordano Bruno, per una manifestazione di solidarietà a favore del popolo tibetano organizzata da "Radio radicale" e dal quotidiano "Il Riformista", c'è anche Lama Geshe Gedun Tharchin, monaco e rappresentante della comunità del suo popolo in Italia. "Ringrazio l'Italia per quanto sta facendo a sostegno della nostra lotta -sono state le sue prime parole-; sono contento di vedere stasera rappresentanti di tutte le forze politiche. Quanto sta accadendo nel mio Paese è il risultato di 50 anni di repressione cinese. Continueremo la nostra lotta per la libertà in Tibet e per la democrazia in Cina".
A Roma è in effetti andata di scena una manifestazione "no partisan", come l'ha definita Antonio Polito, tornato ad essere il direttore de "Il Riformista", sul palco in veste di moderatore. Sono infati sfilati rappresentanti di quasi tutti gli schieramenti politici, da Barbara Pollastrini a Gianni Alemanno, da Renato Brunetta a Umberto Ranieri; mentre, in vece di Goffredo Bettini, braccio destro (e mezzo sinistro...) di Veltroni, giunge il candidato di Pd per la provincia Nicola Zingaretti. E in realtà, il suo bel da fare Polito l'ha avuto, sia per il numero di relatori intervenuti, sia perché, tra questi, d'improvviso spunta tale Giorgio Gibertini, per portare il saluto della lista di Giuliano Ferrara contro l'aborto. Come era facile prevedere, dalla piazza (riempita da non più di trecento persone) arrivano parecchi fischi. Gli intervenuti, in larga parte simpatizzanti radicali, oltre che sostenitori Pd e Sinistra Arcobaleno, non accettano la presenza della lista Ferrara, e anche chi tra la platea si riconosce nel Partito della Libertà sembra non gradire. Lo stesso Polito invita alla moderazione, e i fischi si placano.
Quando arriva il turno di Emma Bonino, gli applausi sono inevitabilmente tanti. "Il problema -dice il ministro- è sostenere con umiltà quello che il Dalai Lama mi ha sempre ripetuto nei nostri incontri: "non isolate la Cina, ma venite di più, venite a milioni". Il problema è non dimenticare: non voltate pagina -chiede Bonino alla piazza-, non lasciateci da soli, neanche in questi prossimi giorni di festa".
Il rischio più grande, come sempre accade in queste situazioni, è infatti proprio l'oblio, la rimozione da parte della comunità globale di quanto sta accadendo nella capitale Lhasa. A confermarlo Sergio D'Elia, che dopo un lungo abbraccio con la stessa Bonino, riporta la sua testimonianza diretta, essendo appena tornato dalla lunga marcia dimostrativa, ora giunta ai confini dell'India.
"Una marcia pacifica sino al Tibet., che i cinesi hanno vergognosamente definito un "tentativo d'invasione" -ci spiega D'Elia-. Ora sta scendendo verso Dehli, ma qui la situazione diviene delicata, perché vista l'ospitalità che l'India offre al governo tibetano e allo stesso Dalai Lama, giungere nella capitale indiana significherebbe mettere in difficoltà di carattere diplomatico quel paese". E alla domanda sulla situazione politica in questo momento, D'Elia sottolinea come il dato rilevante sia ora il fatto che il Dalai Lama rischia di non essere più seguito nella sua battaglia per l'autonomia, rispetto alle istanze indipendentiste, frange sempre più consistenti di popolazione tibetana, che non rifiutano l'utilizzo della violenza. Ma una scelta di questo tipo è una sconfitta anche per l'Occidente, perché la Cina non aspetta altro che interloquire con la violenza".
E qui si aprono gli interrogativi che ci riguardano: come deve comportarsi l'Occidente, e in particolare l'Europa, di fronte a una simile violazione dei diritti umani? Quali provvedimenti prendere da un punto di vista politico ed economico, nei confronti di una potenza che oramai ha raggiunto i vertici del mercato internazionale? E soprattutto, si devono boicottare le Olimpiadi, o come chiede il Dalai Lama è invece meglio esserci, a Pechino, così da continuare ad esercitare pressioni nei confronti del governo cinese?
Per scegliere le decisioni più giuste, comprendere il modo in cui si evolverà la situazione nei prossimi giorni sarà determinante.
TUTTI I TIBETANI D'ITALIA 20/3/08
La manifestazione ieri a Roma organizzata da Il Riformista e Radio radicale
“Quello che il Dalai Lama ci chiede è di non lasciarlo solo”. La voce roca, magro come un lama tibetano, Sergio D'Elia, il parlamentare radicale che ha partecipato alla marcia di Dharamsala per il Tibet, è è tornato ieri mattina dall'India. Appena in tempo per parlare alle commissioni esteri di Camera e Senato, riunite su sua richiesta ieri mattina, e appena in tempo per partecipare all'incontro “Siamo tutti tibetani”, promosso dal quotidiano Il Riformista e da Radio Radicale in piazza Campo de' fiori, a Roma.
All'ombra della statua di Giordano Bruno, accarezzati da un sole primaverile che comincia a scaldare, diverse centinaia di persone ascoltano gli interventi della “maratona oratoria – come spiega Antonio Polito direttore del Riformista – che ha l'obiettivo di fare pressione come opinione pubblica perché si sospenda la repressione e perché si avvii un dialogo tra Pechino e il Dalai Lama”. Dopo una rapida presentazione di Polito e del direttore di Radio radicale, Massimo Bordin, è proprio a D'Elia che arriva in mano il microfono. Poi si alternano in tanti. Tra i partecipanti ci sono rappresentanti del popolo tibetano, parlamentari, ministri, intellettuali e cittadini. C'è Emma Bonino, Gianni Alemanno, Marco Pannella, che digiuna da due settimane, Renato Brunetta, Barbara Pollastrini. Tante le adesioni che arrivano anche da chi – come Rosy Bindi - non è potuto venire. Tante le bandiere di diverso segno: tibetane soprattutto, ma anche dei sindacati, del partito radicale, della Sinistra Arcobaleno.
Emozione quando parla il lama Geshe Gedun Tharchin, monaco e rappresentante della comunità tibetana in Italia: «Ringrazio l'Italia per quanto sta facendo a sostegno della nostra lotta - ha affermato - sono contento di vedere stasera rappresentanti di tutte le forze politiche. Quanto sta accadendo nel mio Paese è il risultato di 50 anni di repressione cinese». Il monaco ha concluso il suo intervento affermando che i tibetani continueranno “la lotta per la libertà in Tibet e per la democrazia in Cina». Tocca invece al presidente dei tibetani in Italia, Thupten Tenzin, puntare l'indice: «L'Occidente ci ha abbandonato – dice - perché fa il commercio solo con la Cina e chiude gli occhi nei confronti della nostra popolazione che non ha mai condotto una politica violenta ma lotta per il riconoscimento dei diritti umani. La nostra è una protesta non violenta ma spontanea». Parole di apprezzamento arrivano invece nei confronti dell'intervento fatto oggi da Papa Ratzinger che ha auspicato il dialogo: «ben venga l'appello di Papa Ratzinger - sostiene Thupten Tenzin- un messaggio rivolto al regime cinese che al dialogo è sempre stato chiuso». (Em. Gio.)
Nepal –
Shabten recital accumulated on Monday, May 5, 2008:
Number of participants at prayer congregation = 1000
Dolma Gyepa 78,744
Dolma Dhuepa 2,39,095
Dolma Zung 1,08,760
Mani 32,03,679
Vajra Guru 3,42,503
Tamdin Zung 2,04,550
24 hour Relay Fasting in Solidarity with Tibetans in Tibet:
The peaceful relay fasting continued today with another fresh team of 63 Tibetans taking over the 24th day of the relay fasting. Mr. Sudip Pathak, President of HURON, addressed the participants. Chithue Gyalnor Tsewang la also addressed both the outgoing and new group of participants. TSC’s press release was also read out.
Arrests:
There was a report of around 57 Tibetans arrested outside the Chinese embassy even before the start of their demonstration. NTSF’s designated task forces are in the field to take care of the arrestees. One woman became unconscious from beaten on her chest. She was taken to Mahendra Police hospital. She regained consciousness after receiving an injection. Tests are being carried out to investigate for any internal injury.
Japan –
Thousands Rally In Japan During Chinese President’s Visit
AFP [Tuesday, May 6, 2008]
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Pro-Tibet groups and other critics of China stage a demonstration against visiting Chinese President Hu Jintao in Tokyo. Hu started the first visit by a Chinese leader to Japan in 10 years as the Asian powers eased decades of tension, but hundreds took to the streets to protest over Tibet. (AFP/Kazuhiro Nogi) |
Thousands of people have rallied in Tokyo as Chinese President Hu Jintao paid a rare visit, denouncing Beijing's crackdown in Tibet and demanding Japan exert pressure on him.
Police were deployed in force to protect Mr Hu, who is paying his first foreign visit since major demonstrations against Chinese rule broke out in Tibet in March, casting a shadow over the Beijing Olympics.
Riot police formed a human chain to seal off central Tokyo's sprawling Hibiya Park, where at least 300 demonstrators chanted, "Arrest the murderer Hu!" and "Hu, get out!"
Police shoved back some 10 demonstrators who tried to push through a barricade and threw paper Tibetan flags at an official-looking car entering the park, where Mr Hu and Japanese Prime Minister Yasuo Fukuda were to have dinner.
Adding to the chaos, throngs of young people were also in the park to listen to a loud hard-rock concert being held on a sunny public holiday.
Elsewhere in Tokyo, about 4,200 people, including Tibetans and members of China's Uighur minority, took to the streets, according to organisers.
They held signs that read, "Hu Jintao, respect the Olympic spirit" and "Don't kill our friends."
"I hope that the Japanese, who have a tradition of justice and share with us both physical similarities and Buddhist culture, would say to the Chinese 'Don't do what's wrong,'" Tibetan refugee Kalden Obara told the rally.
China, under fire over its clampdown in Tibet, this week reopened talks with envoys of the Dalai Lama, the Himalayan region's exiled spiritual leader.
"But I don't want the Chinese Government to pretend to hold talks only for the sake of the Beijing Olympics' success," Obara said to a storm of applause.
Mr Hu's visit, long in the planning, is the first by a Chinese president to Japan in 10 years as Asia's two largest economies try to improve ties marred by wartime memories.
Opposition lawmaker Yukio Edano called on Mr Fukuda, known for his conciliatory views towards China, to raise the Tibet issue forcefully with Mr Hu.
"If Prime Minister Fukuda's meeting with President Hu Jintao is a mere formality, that means that we are accomplices in China's crimes in Tibet," Mr Edano said.